L’articolo di Lancet contro l’Omeopatia


Fonte: Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali del: 29 11 2007

Il Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia in riferimento a quanto pubblicato dalla rivista Lancet il 17 novembre scorso intende precisare quanto segue.

Le Medicine Non Convenzionali vengono utilizzate in Europa da milioni di cittadini fornendo un contributo non trascurabile alla cura della salute pubblica e privata nell’Unione Europea, tanto che il Parlamento Europeo ha inserito un paragrafo concernente le Medicine Non Convenzionali nel Settimo Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo.
E’ stato pubblicato un sufficiente numero di studi e relazioni sulla sicurezza, efficacia e sostenibilità economica delle MNC, come, per esempio, lo Health Technology Report composto su commissione del governo svizzero, e la pubblicazione, edita in base a tale committenza che giustifica e addirittura stimola una considerazione delle MNC nell’UE, proprio da questi punti di vista.
Nonostante ciò, periodicamente riaffiorano gli attacchi nei confronti della medicina omeopatica, più o meno documentati.
Quest’ultimo pubblicato su Lancet del 17 novembre innanzi tutto non si riferisce a un nuovo studio scientifico, ma riporta le considerazioni elaborate dal giornalista Ben Goldacre riguardo a dati già ben conosciuti.
Esso peraltro contiene una serie di inesattezze e incongruenze facilmente rilevabili, come più ampiamente documentato nella replica firmata dal European Committee for Homeopathy (ECH) e dalla Lega Mondiale dei  Medici Omeopati (LMHI), le due Associazioni internazionali che raggruppano gli omeopati europei e mondiali e a cui invitiamo a fare riferimento.
Vogliamo solo sottolineare come tutto poggi sulla presunta implausibilità dell’omeopatia, cioè sull’impossibilità di un’azione biologica di soluzioni ottenute da sostanze ultradiluite.
In realtà la ricerca di base ha fatto molti passi avanti e una recente revisione sistematica, pubblicata nel 2007, ha dimostrato, analizzando vari tipi di modelli di studio, l’attività delle diluizioni ultramolecolari.
E per questo genere di studi finalmente noi italiani non abbiamo nemmeno bisogno di andare all’estero per trovare l’eccellenza, perché, per esempio, proprio all’Università di Bologna da anni si conducono con successo studi su modelli vegetali, certamente non inficiati da effetto placebo.
Di non minore importanza sono gli studi condotti da almeno 20 anni presso l’Università di Napoli sulla temodinamica delle soluzioni ultradiluite.
Questi sono ricercatori che, trovandosi davanti a fenomeni che non riescono a spiegarsi alle luce delle conoscenze attuali, cercano spiegazioni in meccanismi diversi, dimostrandosi così portatori del vero spirito scientifico.

Per leggere l’articolo del Corriere vedi sotto

Per leggere la risposta dell’ECH all’articolo di Lancet:    http://www.fiamo.it/ECH_LMHI_biblio.pdf

Membri del COMITATO

Associazione “Asclepieion” per lo studio delle neuroscienze e le terapie integrate in psichiatria, Bologna
Associazione di Medicine Complementari del Friuli Venezia Giulia, “Belenos”, Bagnaria Arsa (UD)
Associazione Italiana di Omeopatia di Risonanza, AIOR, Piacenza
Associazione Italiana Pazienti della Medicina Antroposofica, AIPMA, Milano
Associazione Medicina e Complessità, AMeC, Trieste
Associazione Medica Italiana di Omotossicologia, AIOT, Milano
Associazione “Lycopodium Homeopathia Europea”- Scuola di Omeopatia Classica “Mario Garlasco”, Firenze
Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti, ANMFIT, Empoli
Associazione Pazienti Ayurvedici “Atah”, Bologna
Associazione Pazienti Omeopatici OMEOPA, Rimini
Associazione di Ricerche e Studi per la Medicina Antroposofica, AReSMA, Milano
Federazione Italiana delle Associazioni e dei Medici Omeopati, FIAMO, Terni
Federazione Italiana delle Società di Agopuntura, FISA, Bologna
Homoeopathia Europea-Internationalis, HEI, Bruxelles
Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis, LMHI, Sezione Italiana, Macerata
Nobile Collegio Omeopatico, NCO, Roma
Società Italiana di Farmacoterapia Cinese e Tradizionale, SIFCeT, Roma
Società Italiana di Medicina Antroposofica, SIMA, Milano
Società Italiana di Medicina Integrata, SIMI, Bettona (PG)
Società Italiana di Medicina Omeopatica, SIMO, Palermo
Società Italiana di Omotossicologia e Omeopatia, SIOOM, Carsoli (Aq)
Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica, SSIMA, Milano
Unione di Medicina Non Convenzionale Veterinaria, UMNCV, Bologna

Articolo del Corriere del 28/11/07

Censurata la «mancanza di informazioni». Londra taglia i fondi

È provato: «L’omeopatia è inutile»

«Solo un placebo, effetti collaterali inattesi». Nuova ricerca di Lancet. I farmacologi: basta aiuti

ROMA — Efficace come un placebo. Finta medicina. O, se preferite, acqua fresca. Stangata di Lancet, la prestigiosa rivista di scienza, sull’omeopatia. Un articolo firmato sull’ultimo numero da Ben Goldacre, autore di un commento affilato anche sul quotidiano britannico Guardian, stronca la più gettonata delle terapie alternative citando cinque ampie revisioni degli studi condotti negli ultimi anni.

Tutti, sostiene, portano alla stessa conclusione: «Non sono stati evidenziati vantaggi significativi rispetto ai placebo». Non basta. Goldacre insiste nel colpire duramente denunciando gli «inattesi effetti collaterali» e la mancanza di informazione adeguata. Seguono, sempre su Lancet, due servizi sull’ondata antiomeopatica nel Regno Unito, dove il governo ha tagliato i fondi pubblici ad alcuni centri che prescrivono le cure dolci, e sul buon vento che soffia in India dove il mercato sta crescendo del 25% all’anno, sostenuto da 100 milioni di pazienti.

Alle insinuazioni replicano i Laboratoires Boiron, una delle maggiori aziende del settore, che cita i risultati di sperimentazioni condotte secondo le regole corrette dal punto di vista metodologico. Vengono rivendicati gli «effetti benefici degli interventi con omeopatia». «L’ennesimo attacco scientificamente ingiustificabile» è annoverato fra le attitudini sfavorevoli «al progresso nella conoscenza. L’omeopatia è una vera e propria chance per la medicina di domani — argomenta Boiron — ma non ce la fa da sola, ha bisogno di condividere il percorso con gli scienziati, mondo accademico e realtà ospedaliera».

Polemiche anche in Italia dopo la divulgazione del documento della società italiana di farmacologia, la Sif, nell’ultimo numero della Newsletter. Bocciate oltre all’omeopatia («la forza delle evidenze che scaturisce dagli studi pubblicati è bassa e vengono in genere riportati risultati negativi»), agopuntura («efficacia moderata come nel caso delle patologie infiammatorie croniche»), medicina tradizionale cinese («su di essa esistono limitatissime informazioni, carenza aggravata dalle difficoltà legate alla lingua») e fitoterapia. Meno duro il giudizio sulle erbe: «Da anni molti medici in Italia le usano e hanno maggiore familiarità. Le prove di efficacia però non sono sempre entusiasmanti e se prescritte con troppa disinvoltura possono portare qualche guaio». Achille Caputi, presidente della Sif, spiega le ragioni dei farmacologi: «Per il servizio sanitario è un momento di estreme difficoltà economiche e non vediamo perché bisognerebbe rimborsare cure che non funzionano, come vorrebbe la proposta di legge in discussione al Parlamento».

Sono circa 200 i centri ospedalieri e Asl che rimborsano le altre terapie (salvo versamento di ticket e prodotti a carico del paziente), grazie all’autonomia di spesa delle Regioni. La popolarità delle terapie alternative in Italia è per la prima volta in calo secondo l’ultima indagine Istat, 60 mila famiglie intervistate nel 2005. Gli italiani che almeno una volta hanno combattuto raffreddore, influenza e dolori intestinali o reumatici sono 7 milioni e 900 mila, un milione in meno rispetto al ’99. Il motivo? Maggiore prudenza dopo gli articoli scientifici non rassicuranti.

Margherita De Bac
28 novembre 2007

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