La medicina omeopatica si basa su fatti sperimentali, basati attraverso studi farmacologici sull’uomo

Lo dicono le più aggiornate ricerche statistiche. Sono 11 milioni i pazienti che in Italia si curano con la medicina omeopatica, 12 mila i medici che prescrivono medicinali omeopatici e 7 mila le farmacie dotate di un settore specifico dedicato a questo campo.  Ma su questi dati gli stessi medici omeopatici italiani sono critici ed invitano alla cautela.

Riunitisi a Roma, venerdi 10 Novembre u.s., in occasione della Seduta Inaugurale dell’Anno Accademico di Studi 2006/2007 della Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana (S.I.M.O.H.), i medici hahnemanniani si domandano: E’ realmente medicina omeopatica questa? L’omeopatia, la medicina teorizzata e codificata dal medico tedesco Samuele Hahnemann più di due secoli fa, è una realtà scientifica seria e complessa, ci dicono. Una disciplina che richiede anni di intenso studio e lavoro per poter essere praticata in modo corretto. E soprattutto è un sapere medico. Solo attraverso la sperimentazione su sano, dicono gli omeopati, i medicinali risultano individualizzati nelle loro potenzialità terapeutiche e possono essere prescritti dal medico personalizzandoli secondo la singolare realtà fisiopatologica di ciascun malato. Similia similibus curentur, come per primo affermò Ippocrate oltre duemila anni or sono. che si basa su principi e procedimenti rigorosi, fondati, dal punto di vista metodologico, su scrupolose sperimentazioni farmacologiche condotte su uomo sano, utilizzando sostanze opportunamente diluite e dinamizzate.

Il tema è denso, ricco di numerosi spunti culturali e di non poche curiosità. Nelle antiche sale di San Lorenzo degli Speziali al Foro Romano – sede storica del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico che da 60 anni ospita le annuali assisi accademiche della Scuola omeopatica italiana – più volte riecheggiano le parole del fondatore dell’omeopatia: imitatemi ed imitatemi bene.

Il Dott. Sergio Mosso, Docente e Responsabile Ricerche della S.I.M.O.H,  rivolgendosi ai medici, allievi dei diversi corsi di formazione organizzati dalla Scuola, non si stanca di ripetere che il valore scientifico dell’omeopatia è basato su dati galileiani.  Sono convinto che molti scienziati moderni siano degli omeopati senza saperlo, afferma nel corso della sua bella e colta Lezione di Prolusione dal titolo ”Profumi e Odori: dinamismo ed infinitesimale hahnemanniano”. Il principio di similitudine, infatti, aggiunge il dott. Mosso, è al fondamento dei fenomeni immunitari, dei vaccini, delle allergie, delle idiosincrasie, delle ipersensibilità, delle anafilassi; ed i termini ”antigene” ed ”anticorpo” si giustificano reciprocamente, avendo alla base proprio il principio di similitudine.  Quanto all’azione delle piccole dosi e degli “infinitesimali”, si può affermare, che essi riguardano quasi tutti i campi conosciuti della fisica, della chimica e della biologia moderna: gli atomi, le molecole, le onde elettromagnetiche, i vari “raggi” X, gamma, ecc. . Dopo cinquant’anni di attività clinica, provo un forte dolore, in senso intellettuale, prosegue ancora il medico, che tanti onesti colleghi e studiosi, per preconcetti errati, chiudano la loro mente a tutte queste conoscenze, ripeto, sperimentali dell’omeopatia.

E non mancano le polemiche. Di fronte ad una numerosa ed attenta platea composta da medici, odontoiatri, studenti delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, di Farmacia e di Biologia ed alla presenza di diverse autorità, tra le quali il Senatore Oscar Luigi Scalfaro, Presidente Emerito della Repubblica, il Cardinale Tomas Spidlik, Emerito del Pontificio Istituto Orientale, il Generale Nicolò Mirenna, già Vicecomandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, ecc., gli omeopati italiani non hanno alcuna difficoltà a rivolgere severe critiche verso la vigente legislazione che, senza alcun criterio logico, consente di chiamare ”omeopatico” ciò che non è medicinale omeopatico. E’ la critica alla commercializzazione dei cosiddetti ”complessi omeopatici”. Medicinali, questi, ci dice la Prof.ssa Maria Letizia Salvi, Vice Presidente della S.I.M.O.H. e già Professore Associato di Biologia Molecolare all’Università Cattolica di Roma, che non essendo mai stati sottoposti ad una sperimentazione farmacologica su uomo sano, non possono essere considerati in alcun modo ”omeopatici”, perchè tali non sono.

Noi, dice ancora il Dott. Mosso, che nel corso dell’adunanza ha ricevuto la ”Menzione Speciale” del Premio Samuele Hahnemann 2006, portiamo avanti la posizione del Prof. Antonio Negro (Fondatore e Presidente della S.I.M.O.H.),  che da molti anni contrasta l’uso facile dei cosiddetti ”complessi omeopatici”.  La nostra non è una polemica sterile basata su un preconcetto ideologico, aggiunge Mosso; noi non sosteniamo che quei ”complessi” farmacologici non agiscano, sia ben chiaro; ma sosteniamo che non sono omeopaticamente scientifici. Con i rimedi complessi ed in assenza di criteri sperimentali, conclude infatti l’illustre docente, la comprensione analitica del modo di agire del rimedio omeopatico diventa impossibile.

Si celebra così uno degli eventi più attesi dell’anno nell’ambito della comunità italiana dei medici omeopatici. E con l’apertura di un nuovo Anno Accademico, molti allievi concludono il proprio iter formativo ricevendo, tra gli applausi dei presenti, l’Attestato di formazione in medicina omeopatica hahnemanniana.

Fonte: Cybermed

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