Omeopatia, una cura a quattro zampe

Le Medicine Non Convenzionali vanno forte anche in veterinaria. La Federazione degli Ordini veterinari (settembre 2005) considera le Mnc “atto medico”, sancisce che solo il laureato in medicina veterinaria, con preparazione adeguata, può praticarle. Dal 1997 un decreto Ue prevede l’uso di terapie non convenzionali nell’allevamento biologico. “Ulteriore evoluzione s’è avuta col decreto legislativo (2006) che sancisce la piena dignità al farmaco omeopatico veterinario, a tutti gli effetti presidio terapeutico”, sottolinea Bruno Cipollone, veterinario omeopatico, ASL Roma/C, “purché provvisto di Autorizzazione all’Immissione in Commercio”. Ultimo tassello, la proposta di legge sulle modalità di esercizio delle medicine complementari da parte dei veterinari, di Fabio Roggiolani, presidente della Commisione sanità, Regione Toscana.

D’altra parte, secondo Elisabetta Ferrari Trotta, veterinario esperto in Mnc, sono molti i proprietari di animali a chiedere medicine meno aggressive per il pet. E siccome nel passato uomini e animali si curavano con i rimedi naturali… “L’omeopatia in particolare, in Italia, è usata dalle aziende a indirizzo etico-ambientale”, dice Antonio Fagiolo, Istituto zooprofilattico sperimentale Toscana-Lazio, “è ovvio che ha senso se si interviene a lungo termine e nell’ambito di precisi programmi. I vantaggi sono la stimolazione del sistema immunitario e l’aumento delle difese, niente residui nel latte, nei suoi derivati e nell’ambiente, nessun effetto collaterale, non disturba il ciclo biologico dell’animale. Svantaggi? Sono ancora poche le conoscenze”.

Ma se è l’omeopatia può essere criticabile per i tempi d’azione lunghi, per la mancanza di studi di efficacia, è altrettanto vero che non si sa molto di più sull’uso dei farmaci – quali antibiotici e ormoni – su come e quando i loro metaboliti vengono eliminati nel latte, nelle urine, nelle feci e sull’impatto ambientale a lungo termine. Solo il 10% degli allevamenti tradizionali ricorre alle cure non convenzionali, mentre lo fa il 50-60% di quelli biologici.

“Questo nonostante un regolamento del ministero della Salute rimarchi che “omeopatia e fitoterapia sono da preferirsi quando la medicina tradizionale non funziona””, spiega Barbara Rigamonti, veterinario, “certo, c’è il problema della non riproducibilità dei dati, normale quando una disciplina tratta caso per caso. Di fatto, proprio nel trattamento delle condizioni acute e nell’attacco preventivo l’omeopatia dimostra la sua efficacia. La leggerezza con cui si somministrano antibiotici, ormoni, cortisonici, antinfiammatori agli animali è spaventosa”. Usare risorse alternative sembra poter essere un vantaggio per la collettività.

Fonte: Supplemento Salute – Repubblica

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