Anche l’Ordine di Roma permette la pubblicità al medico di MC


Fonte: dal notiziario Omeopatia33 del: 08 11 2006

Il recente decreto Bersani, fonte di numerosi cambiamenti che caratterizzeranno lo scenario lavorativo di molti professionisti italiani, fra le altre cose pone termine all’impossibilità, da parte del medico di Medicina Complementare iscritto all’Ordine dei Medici di Roma, di pubblicizzare la propria competenza…

 

di Gino Santini

Il recente decreto Bersani, fonte di numerosi cambiamenti che caratterizzeranno lo scenario lavorativo di molti professionisti italiani, fra le altre cose pone termine all’impossibilità, da parte del medico di Medicina Complementare iscritto all’Ordine dei Medici di Roma, di pubblicizzare la propria competenza in una o più delle branche in cui risulta essere competente in seguito ad uno specifico percorso di formazione. Sembra essere esprimibile in questi termini l’interpretazione della parte del decreto in questione relativa alla pubblicità sanitaria,

un settore ancora in attesa di un più ampio progetto di riordino legistativo che ormai sembra essere in dirittura di arrivo. Nel frattempo i professionisti, che si devono barcamenare tra le molte novità  introdotte, chiedono lumi alle strutture ordinistiche che, a loro volta, si trovano a dover affrontare quesiti interpretativi di non facile soluzione.

E’ in questa ottica di maggior chiarimento che Dino Cosi, Direttore del primo ordine professionale d’Europa in termini di iscritti, ha illustrato ai componenti della locale commissione per le discipline complementari la possibilità di esporre, insieme ai dati già normalmente pubblicizzabili su targhe e ricettari, anche la singola disciplina in cui il medico risulta competente. “Quest’ultima caratteristica – precisa Dino Cosi – sarà rilevabile dall’iscrizione del professionista ai rispettivi Registri, attivati a Roma per Omeopatia, Agopuntura e Fitomedicina fin dal 1998”.

Risale in effetti a quel periodo la delibera 51/98 che aprì la strada ad analoghi elenchi progressivamente attivati anche da altri ordini provinciali. Fra questi ultimi anche l’Ordine di Milano al quale va il merito di avere recepito fin dal primo momento l’importanza di permettere ai medici meneghini la pubblicizzazione della propria competenza in ambito complementare: in virtù di una delibera

risalente al 28 gennaio 2002, infatti, i medici milanesi possono apporre i termini “omeopatia” oppure “agopuntura” accanto al proprio nome su targhe ricettari, permettendo così ai pazienti di identificare il professionista che, in aggiunta alla propria competenza specialistica, può aggiungere anche quella relativa alle discipline complementari.

 

Comento di Paolo Roberti:

Lo status giuridico di una professione o le sue declinazioni non possono  essere decise, ancorchè ci venga o si creda ci venga comodo e strumentalmente utile nella fattispecie, dalla decisione assunta da un Ordine Provinciale

In Italia esistono 27 professioni governate da Albi

Da un punto di vista strettamente giuridico la posizione dell’Ordine di Roma non rappresenta niente, dato che lo Stato non riconosce alcuna validità giuridica agli attestati di percorso formativo rilasciati dagli enti/istituti privati di formazione

Infatti è questo uno degli snodi più importanti sui quali stiamo lavorando, vale a dire che nella futura, indispensabile legge sulle MNC venga riconosciuto per tabulas il percorso formativo svolto dagli istituti privati di formazione che siano stati accreditati

Sappiamo infatti che il percorso “normale” sarebbe che le varie MNC che si “avvalgono” del Documento di Terni, e visto che è stato emanato è giusto venga utilizzato adversus hostes, fossero cooptate quali specializzazioni mediche al pari delle altre. Ma sappiamo altresì che l’Università si opporrebbe con tutte le sue forze e vincerebbe. Peraltro il percorso legislativo a tal fine è molto più complicato

Pertanto dobbiamo avvicinarci per equiparazione quanti-qualitativa ai crediti universitari (visto che adesso senza avere la storia organizzativa delle università anglosassoni facciamo i crediti, ma come Bologna abbiamo circa 50.000 non laureati su 70.000 iscritti in totale) pronti per futuri sviluppi e migliorare l’organizzazione e la qualità formativa al più alto standars formativo possibile

Inoltre il fatto che in Italia ci siano circa 360.000 tra medici e odontoiatri iscritti alla FNOMCeO, attraverso i rispettivi Ordini provinciali, non è un vantaggio bensì esattamente l’opposto; quindi il fatto che un Ordine provinciale sia il più numeroso d’Italia può rappresentare un vantaggio se ragioniamo come se fosse un partito

Ma noi dobbiamo parlare di competenze. Quindi essere iscritti ad un registro per potere fare pubblicità sanitaria non aggiunge nulla a quanto previsto dal Trattato di Shengen che implica anche la libera circolazione delle professioni intellettuali e a fortiori medesimi diritti passando da un paese all’altro.

Sarebbe forse molto più utile lavorare tra i vari articoli del Trattato e porre un quesito di costituzionalità alla Corte Costituzionale, ma da noi le MNC non sono riconosciute dallo Stato e quindi è un cane che si morde la coda

Inoltre sappiamo che gli ordini dei medici in Europa sono strutturati in modo molto diverso che da noi

Il problema è che se non ci si rende conto che l’unica nostra forza sta nella “linea del Piave” qualità della formazione, qualsiasi eventuale futura legge avrà il difetto di origine di tutelare solo populisticamente e  demagogicamente le basse competenze

Nella sola UK ci sono almeno 60 corsi universitari a curriculum nelle MNC e questo la dice tutta; ma in UK un “nurse consultant” può dirigere un intero servizio e non essere un medico, bensì un “infermiere”, perchè noi abbiamo il concetto dell’infirmarius e basta, loro quello di chi “nutre”, cioè di chi si prende cura nel senso più ampio, e quindi, a mio avviso, dovremmo portare avanti il concetto di Medicina Centrata sulla Persona che rappresenta un insieme di significati molto più condivisibili dal mondo dell’università e delle istituzioni. A Cernobbio, ad esempio, il 5 ottobre scorso al Forum Meridiano Sanità il problema di fondo, chiamato in un modo piuttosto che un altro, è che la Sanità deve completamente cambiare in termini di accoglienza e condivisione ontologica della sofferenza a fronte delle risorse limitate.

Ritengo in estrema sintesi che questa sia la forza delle Medicine Non Convenzionali che fino a quando saranno oggetto di uno stigma il Comitato e non solo continuerà a chiamare così in Italia perchè noi viviamo e curiamo i nostri pazienti nel qui e ora, così come è disgustosamente “politically correct” chiamare un handicappato “diversamente abile” ma intanto non ci si preoccupa di abbattere le barriere architettoniche. E’ violento non fare niente per i sordi, i ciechi, gli handicappati o in italiano portatori di deficit psichici e/o fisici, è violento chiamare non udenti, non vedenti, diversamente abili.

I miei “matti” sono pazienti e non “utenti” e io sono un medico e non un “operatore” e io respingo ora come negli ultimi trenta anni del mio lavoro di psichiatra confondere le cose. Perchè come disse S.S. Giovanni Paolo II “Guarire se possibile, avere cura sempre”

Paolo Roberti